GIORNATA DEL FAI

 

 

26/03/2006

Visita alla Villa Da Ponte-Menini  di Reschigliano

http://www.villadaponte.it/

Hanno partecipato circa 60 persone. La proprietaria attuale
della villa, Sig.ra Elena, ci ha accolti al piano superiore della casa, ora
adibito a Bad&Breakfast, per offrirci il suo benvenuto con tè e bibite e
qualche biscotto. Accoglienza riservata agli Adb di Padova.

 

Villa da Ponte (ora Vergerio) a Cadoneghe (PD) prende il nome dalla nobile famiglia veneziana che già dal 1600 qui aveva vasti possedimenti.
La costruzione fu voluta come casa di villeggiatura dal N.H. NICOLO' DA PONTE verso la metà del settecento ampliando verso Est i già esistenti fabbricati dell'azienda agricola. Il corpo ad U, mostra verso Ovest la facciata principale con la sala da musica, vero gioiello del complesso, e a fianco con il piccolo campaniletto, l'oratorio dove sono sepolte le salme dei DA PONTE, una lapide sul frontespizio dell'oratorio ricorda il giorno della consacrazione (14 ottobre 1749) a S. Giuseppe. La villa sorge all'incrocio fra un Cardo e un Decumano (C.K. III e S.D.X.) della centurazione romana ed appare in una mappa del 1757 con altri corpi di fabbrica, successivamente spariti. Documentazioni della presenza della Villa sono inserite nel Catasto Napoleonico del 1783 e in quello Austriaco del 1845.
Gli affreschi della sala da musica sono attribuiti a Giovanbattista Crosato (1686-1758).
L'intera composizione riveste un notevole interesse artistico e storico particolarmente per la vivacità romantica e l'ariosità dell'insieme. Trattandosi poi di un documento inedito di decorazione del settecento veneziano in terraferma. Il merito del recupero di questo gioiello di straordinario valore quasi perduto nella campagna Padovana, spetta agli attuali

 

proprietari i Sigg. VERGERIO, i quali con spirito di autentico mecenatismo hanno profuso impegno ed entusiasmo nella difficile impresa, grazie anche all'aiuto dell'Istituto Regionale per le ville Venete.
Resta quindi la soddisfazione ed un pizzico di orgoglio per essere riusciti a recuperare e a tramandare ai posteri almeno una piccola parte dell'immenso patrimonio artistico che la nobiltà veneta ci ha trasmesso.