Che
dire ?
Ho preso l’occasione al volo (un Airbus della Wind) e sono scesa
sulla più grande delle isole italiane: la Sicilia !
Un autobus, un altro autobus, l’aliscafo che da Milazzo (dove gli
altri partecipanti erano già arrivati con il treno) porta a Lipari,
insieme meta e base per le nostre escursioni.
Ognuno nel proprio alloggio/appartamento residence “la Munciarda”,
situato in cima ad una collina con vista sul centro storico dell’isola
a dominare il porto di Marina Lunga.
A nostra disposizione, ogni mattina la motonave “Principessa”,
la nostra regina del mare, per condurci, ciclisti e biciclette (nelle
barca dedicata al seguito) nelle altre cinque perle (sarebbero sei, ma
Alicudi, ricoperta dalla vegetazione di erica, non era inserita nel nostro
programma) del Mar Tirreno: Filicudi, Vulcano, Stromboli, Salina e Panarea.
La compagnia è quella di sempre (agli amici della bicicletta):
gente tranquilla, socievole, curiosa, simpatica, accogliente, l’anfitrione
di quelli di razza: il prode e informatissimo e documentatissimo Luigino;
siamo quindi in una “botte di ferro”. Tutti gli ingredienti
per un’altra bella esperienza.
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Il
territorio è ricoperto di rigogliosa vegetazione, fiori dai colori
sgargianti e dal profumo intenso, ginestre, geranei, margherite, oleandri,
pelargoni, liquirizia, ibiscus, melodiosi canti di uccelli: un cocktail
di colori, profumi e suoni che è difficile esprimere e riassumere
in una sola cosa.
Filicudi,
la prima isola che biciclettiamo, selvaggia e dai colori sgargianti, circondata
da un mare cristallino e da insenature incantate; subito ci aspettano
sette chilometri di salita sino a Valle Chiesa e poi giù in discesa
verso Pecorini, un fresco (gelido) bagno e poi via per la ripartenza.
Segue
Vulcano, dalla notte dei tempi dimora di Eolo , il dio dei venti. Conquistando
la salita verso Punta del Piano ammiriamo l’Etna innevato, gustiamo
l’indimenticale sapore della ricotta fresca appena “sfornata”.
Affrontiamo le pendici del cratere fino a raggiungere il Gran Cratere:
il paesaggio è lunare e sei inebriato dall’odore acre dei
gas sulfurei delle fumarole. Ancora una pedalata verso la Valle dei Mostri
(il nome è dato da alcune rocce laviche di strana forma, non da
alcuni amici della bicicletta) e prima del rientro una breve sosta nella
zona di Porto Levante dove chi resiste può sfruttare proprietà
terapeutiche di fanghi bollenti e fumarole maleodoranti.
Lipari
(la più grande delle isole eoliane) merita due escursioni: una
a piedi per conoscere il centro storico di Lipari con la sua acropoli;
le sue strette vie accoglienti, bianche, colorate e silenziose: case con
fiori a far bella mostra di sé, porte aperte di gente che non ha
da diffidare di nessuno ed è forse per questo naturalmente accogliente
e pronta a ricevere i visitatori.
L’altra è dedicata alla scoperta di Lipari in sella alla
bicicletta: tra più falsi che piani il percorso si snoda tra panorami
incantevoli su rocce a dirupo sul mare cristallino. Suggestivo il belvedere
di Quattropani, affascinanti e misteriose le cave di caolino, sosta ricreativa
per anima e corpo alla chiesetta di stile greco della madonna della Catena…
E poi giù in discesa ad Acqualda e poi ancora a Porticello a vedere
le cave di pomice. A Canneto c’è chi si concede un ottimo
gelato, chi un gelido bagno e i più vigorosi (pochi) ancora in
sella in salita verso … la cima.
Eccoci
a Stromboli, conosciuta in tutto il mondo per le eruzioni del suo vulcano
attivo. L’attesissima ascesa sulla bocca del cratere in notturna
viene “stoppata” a 400 metri dalla meta a causa del tempo
e di pericolo di frane; non ci resta che consolarci a vedere la sciara
del fuoco e a ritornare (un po’ dobbiamo dirlo con le pive nel sacco)
non prima di aver visto e sentito qualche esplosione ed i suoi scintillii.
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Salina
– la mia prediletta – chissà perché. Forse il
tempo ideale e variabile, la sua particolare capacità di accogliere
i suoi “pellegrini” (tali eravamo, in molti sensi –
anche “doppi”). La discesa alla casa di Pollara (dove è
stato girato “il postino”) con il suo mini porto artificiale
fatto dai pescatori e poi via alle coltivazioni dei capperi in mezzo ad
una quiete, ad un verde intenso e ad una maestosità del mare circostante
che è difficile da raccontare. L’interessante museo civico
di Lingua , dedicato alle tradizioni del posto e agli oggetti usati un
tempo in agricoltura ci è stato descritto con passione da un “vecchio
lupo di mare” (anche di età) ben in sintonia con il luogo
.
Ultima,
non per importanza – Panarea, l’isola dei vip: elegante, esclusiva,
trapuntata di bianche villette immerse nella mediterranea vegetazione;
con i suoi carabinieri nella macchina elettrica, silenziosi e forse anche
poco preoccupati, chiamati a sorvegliare un’oasi di pace. Punta
del Corvo ci sorprende per la sua rara bellezza, incontro dei colori stupendi
della particolare roccia, dei fiori e dell’onnipresente mare. Lasciamo
le bici per visitare le antiche vestigia di un villaggio preistorico per
poi scendere alla spiaggia quasi completamente tappezzata da centinaia
di meduse color viola-lilla.
Il cuore gonfio di emozioni aveva spazio, durante il viaggio di rientro
in mare, per ripensare a tante cose belle messe insieme, alle fatiche
ciclistiche subito dimenticate, a quella gioia semplice di stare insieme.
L’ospitalità
e la cordialità di Francesco (coordinatore dell’associazione
Amici della Costa di Lipari), la seria e frizzante professionalità
di Sara (la nostra guida locale) hanno contribuito a far sì che
la ciclovacanza alle Isole Eolie resti scolpita nei nostri cuori assieme
alla gioia e il sorriso alla vita, condivisi tra una pedalata e l’altra
, assieme agli Amici della Bicicletta.
Che
dire? … un vero bagaglio di emozioni da portare con sé in
sella alla bici!
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